Mission

La digitalizzazione di un’azienda permette di aumentarne la produttività e la visibilità

Il Made in Italy ha ancora una speranza? Sì, ma solo se… Non si perde la voglia di mettersi in discussione. Fare Made in Italy vuol dire dare valore alle persone che lavorano e incrementare le collaborazioni, perché solo la giusta sinergia produce un risultato di elevata qualità.

OBIETTIVO: non chiudere la propria attività nei primi 5 anni!

La vocazione è la spinta per comprendere le logiche del “fare impresa”. Scegliere un’identità precisa per farla conoscere agli altri è il passo successivo. Analizzare i numeri del business, non è la fase finale.

Solo i migliori avranno successo e prosperità nella selezione naturale del mercato.

Come il digitale trasforma il settore moda e l’esperienza di acquisto

Digital Disruption

La rivoluzione digitale che cambia il modo di fare impresa, non è una moda passeggera, ma una spinta al cambiamento, che attraverso le nuove tecnologie impone un rifacimento degli schemi.

Sta accadendo che la tecnologia consente di disintermediare la vendita di prodotti e servizi, per questo coinvolge tutti. Un ridimensionamento che motiva l’incremento delle start-up e della concorrenza, che spinge al coinvolgimento delle persone e insieme devono ripensare l’organizzazione e il cambiamento.

La digitalizzazione rende sempre più labili i confini esistenti, per questo è necessario avere dei business model digitali basati su processi mutevoli, in grado di adattarsi ai bisogni del cliente.

La digital disruption permette di accelerare la produzione, ponendosi in contrasto con le vicissitudini geopolitiche del contesto storico-culturale, per questo motivo può presentarsi come la principale spinta verso il recupero di competitività dell’Italia.

Quali sono le sfide aziendali?

  • Fare una ricognizione dello stato dell’arte
  • Comprendere le mancanze
  • Favorire una direzione evolutiva

Visione customer-centric

La digitalizzazione ha imposto profonde trasformazioni alle quali le aziende di ogni settore devono far fronte. I marchi di moda non possono non presenziare negli ambienti tipici del digitale, dove oggi è possibile avere un confronto diretto con i consumatori.

Diventa necessaria la pianificazione di una strategia digitale chiara ed efficace, che possa riflettere l’immagine del brand in maniera coerente relativamente ai valori aziendali.

La moda è fatta di aspetti pragmatici, dove il cliente deve “toccare con mano” il prodotto, ma fondamentalmente non si tratta mai di un aspetto solo materiale, anzi, l’acquisto è incentivato sempre da una certa spinta emotiva.

Proprio questo punto chiave della relazione azienda/consumatore non deve affievolirsi, per questo motivo le campagne social e di content marketing devono poter comunicare l’originalità e l’unicità di un marchio.

La dimensione esperienziale pone i punti cardine sull’esclusività della partecipazione a eventi specifici o sull’integrazione di tecnologie e piattaforme, che favoriscano una relazione continua con i consumatori finali.

Il customer journey cambia le sue tappe e può variare tra chi guarda un prodotto in negozio e poi lo acquista online, o viceversa, alla base però c’è la multi-canalità della comunicazione.

Una transizione al digitale che sta impattando su tutta la filiera produttiva e sulle professioni della moda, ma dove essa diventa digitale e tecnologicamente avanzata non deve abbandonare la dimensione dell’artigianalità, che è tipica del Made in Italy.

Cos’è il customer journey?

Ogni cliente viene a conoscenza di un prodotto, un servizio, per poi usufruirne, il modo in cui avviene il contatto non deve essere sottovalutato.

Il cliente effettua un percorso, più o meno in maniera cosciente, una serie di punti di contatto permettono, di stabilire una relazione con un’azienda di riferimento per ottenere il prodotto desiderato.

Un vero e proprio viaggio intrapreso dal consumatore sin dal primo contatto con l’azienda fino alla decisione finale relativa all’acquisto, che deve essere analizzato per conoscere i punti di contatto positivi e negativi, utili per l’azienda a stabilire una strategia di marketing funzionale.

Celeste Priore – marketing per la moda

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